sabato 4 novembre 2017

Concorso ILMIOLIBRonline, classifica

Concluso ILMIOLIBRonline 2017, i vincitori
In un momento storico dove tutto è effimero, una canzone cantata da un rocker italiano aiuta a sperare in un domani più luminoso dell’Enel. Questo è quello che pensano i due autori, Mimmo Parisi e Diego Romero, i vincitori del premio letterario ILMIOLIBRonline 2017. Il concorso si è chiuso il 3 novembre 2017, sostenuto dalla partecipazione dei fan e dei responsabili delle testate on line che hanno aderito al Premio. I protagonisti del libro vincitore, “In nome del rock italiano”, sono le voci che ci distraggono nelle giornate uguali come fiocchi di neve di montagna. O pigre come le nuvole di settembre. Che ci cambiano per tre minuti la vita. “In nome del rock italiano”,  ovvero, gli artisti che ci coccolano con le giuste parole.
Chi è mio padre? A questo quesito risponde l’opera arrivata al secondo posto, il romanzo “La più amata” di Teresa Ciabatti. Il quesito dell’autrice non mancherà di appassionare i lettori. Chi è Lorenzo Ciabatti? Il medico benefattore che ama i poveri o un uomo calcolatore, violento? Un potente che forse ha avuto un ruolo in alcuni degli eventi più bui della storia recente? Sua figlia, Teresa, decide di scoprirlo, e si ritrova immersa nel liquido amniotico dolce e velenoso che la sua infanzia è stata: domande mai fatte, risposte evasive.
Tocca a Enrico Ruggeri e alla sua autobiografia. Il titolo di questa è “Sono stato più cattivo”. In questa sua autobiografia di 240 pagine uscita per la Mondadori, il cantautore milanese è stato sincero: «Mettere per iscritto la mia vita è stato un percorso molto duro, con momenti di autentico dolore». Sono parole che scrive Ruggeri nell’ultimo capitolo di «Sono stato più cattivo». E ancora: «L’ho fatto ora perché ho compiuto 60 anni e perché probabilmente mi sento meno impacciato nel raccontare di persone che non vivono più in questo mondo e di altre che non vivono più nel mio mondo».
Di Carlos Ruiz Zafon è presente “Il labirinto degli spiriti”. Un romanzo senza alcun dubbio inebriante. Passioni e intrighi costituiscono il fil rouge che conduce verso avventure entusiasmanti. Ambientato nella Barcellona reale e nel suo rovescio, ci si ritrova a camminare per stradine lugubri. Avvolte nel mistero. Fino a, finalmente, scoprire il gran finale della saga, che qui raggiunge l’apice della sua intensità e al tempo stesso celebra, maestosamente, il mondo dei libri.
“Le otto montagne” di Paolo Cognetti, infine, è il libro che chiude questa classifica voluta dal formidabile gruppo dei lettori on line. La madre di Pietro, un ragazzino di città, lavora in un consultorio di periferia. Il padre è un chimico, e torna a casa ogni sera carico di delusione. I due coniugi, pur in un’esistenza lineare, sono uniti dalla passione comune per la montagna: dove si sono conosciuti e innamorati. Ed è in montagna che, nel paesino di Graines, avviano loro figlio Pietro. Lì trascorrerà tutte le estati in quella Val d’Ayas “chiusa a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso” ma attraversata da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lì ci sarà Bruno, che ha la sua stessa età ma si occupa del pascolo delle vacche e ha una visione naturalistica dell’esistenza.

domenica 1 ottobre 2017

Richards

Non l'ha detta Keith, ma è lo stesso



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"Men when they are sad do nothing: they just weep over their own situation, but when they get angry, then they get to do things to change things, no one can give you freedom, but you can and have to take it: it's your freedom And whoever does not recognize you is wrong rotten. "

martedì 12 settembre 2017

Marc Bolan

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Paul Roland
BOLAN BOOGIE
La vita e la musica di Marc Bolan e dei T. Rex
NON HO MAI AVUTO RIVALI, A ECCEZIONE DI MARC BOLAN. HO LOTTATO COME UN PAZZO PER RIUSCIRE A BATTERLO – David Bowie
Marc Bolan è stato la rockstar più celebre nell’Inghilterra post-Beatlesiana, tanto che nel 1972 gli stessi Beatles hanno apertamente riconosciuto a lui e alla sua band, i T. Rex, il ruolo di propri eredi naturali. Ma mentre tutto volgeva al meglio e Bolan era all’apice della popolarità, le cose hanno iniziato a prendere una brutta piega...
Grazie a un esaustivo lavoro di ricerca affiancato da una nutrita serie di interviste inedite ad amici e familiari di Marc Bolan, così come a membri della band, roadie, colleghi musicisti e altri personaggi che ne hanno seguito da vicino la carriera, Paul Roland narra la vita e la musica del vero progenitore del glam, il 20th Century Boy che ha saputo creare alcune delle più entusiasmanti e memorabili canzoni degli anni ’70 – Ride A White Swan, Hot Love, Get It On, Telegram Sam, Children of the Revolution e Solid Gold Easy Action, per citarne solo alcune.
In queste pagine troverete l’incredibile storia della vertiginosa ascesa al successo di Marc Bolan e il suo repentino calo di popolarità, sino al rientro sulle scene che avrebbe dovuto riportarlo ai vecchi fasti di un tempo, tragicamente interrotto dal terribile incidente d’auto in cui ha perso la vita. Un incidente che era stato previsto da Bolan stesso in maniera tanto misteriosa quanto dettagliata.

sabato 5 agosto 2017

L'autobiografia di Bruce


 




Copertina anteriorePer chi ama i libri


L'autobiografia, a cui Bruce ha dedicato gli ultimi sette anni della sua vita e dove ritroviamo tutta la sincerità, l'ironia e l'originalità a cui ci ha abituati con le sue canzoni, è stato proposto al premio letterario "IL MIOLIBRonline". E' una novità che fa felici tutti gli organizzatori del concorso, ed è segno che i lettori hanno capito lo spirito che anima il Premio. Comunque, il libro in questione racconta l'infanzia del cantautore a Freehold, nel New Jersey, un luogo pieno di poesia ma anche di potenziali rischi, destinato ad alimentare la sua immaginazione, fino al momento che Bruce chiama "Big Bang": il debutto di Elvis Presley all'"Ed Sullivan Show". Descrive il suo desiderio incontenibile di diventare un musicista, gli esordi come re delle bar band ad Asbury Park e la nascita della E Street Band. Con candore disarmante, per la prima volta Bruce illustra i tormenti interiori che hanno ispirato i suoi capolavori, a cominciare proprio da Born to Run, un brano che qui si rivela più complesso di quanto immaginassimo. È una lettura illuminante per chiunque ami Bruce Springsteen, ma è molto più del memoir di una rockstar leggendaria: è un libro per spiriti pratici e inguaribili sognatori, per genitori e figli, per innamorati e cuori solitari, per artisti, fricchettoni e chiunque voglia essere battezzato nel sacro fiume del rock.

venerdì 21 luglio 2017

Rock in un libro






I protagonisti di questo libro, 'In nome del rock italiano', sono i musicisti che hanno creato il rock italiano. Tutti. Quelli diventati famosissimi. Quelli diventati famosi. Quelli che hanno scelto un’altra strada per restare, comunque, nel mondo del rock. Quelli che si danno da fare per emergere. Quelli che nasceranno domani e vorranno fare il rock. A dispetto di chi insiste a dire che in Italia il rock è solo di derivazione straniera, Mimmo Parisi e Diego Romero – autori informati del volume – affermano con convinzione che non importa da dove arrivi un imput per far qualcosa, importa invece la risposta. E in Italia è stata entusiasmante. I ragazzi e, anche se in misura minore per ragioni solo culturali, pure le ragazze hanno fatto sentire la loro partecipazione quando i Beatles hanno dato il via a un fenomeno difficilmente ripetibile. Dal beat praticato con una tecnica strumentale elementare, passando ai guitar heroes, all’hard rock, al metal, al grunge di Seattle, i ragazzi del rock italiano si sono fatti sentire. Non per niente ci sono stati i New Trolls e la Premiata Forneria Marconi. E i Timoria. E i Pooh. E Luciano Ligabue. Vasco Rossi e tutta la scia di nomi che comprende De Gregori, Carboni, etc. Fino ad arrivare ai nomi che decollano grazie ai talent, come è successo ai bravi The Kolors o Alessio Bernabei.
‘In nome del rock italiano’ prevede una parte narrativa affidata alla penna incandescente e ironica del cantautore e guitar player, Mimmo Parisi. La storia che porta avanti lo scrittore ha come scenografia il concerto dell’1 luglio 2017: quello del Modena Park. Con 220mila spettatori. Ovviamente ci si sta riferendo all’evento organizzato per Vasco Rossi. Particolare narrativo da segnalare: per tutto lo snodo della storia, Mimmo Parisi, non cita nemmeno una volta il nome del cantante di Zocca. Ne parla sempre usando termini legati alla sua figura. Un escamotage che rende più intrigante la bella storia messa a punto dal cantautore bolognese.
Se la parte narrativa è affidata al conterraneo di Vasco Rossi e Luciano Ligabue, la parte storicistica vede l’intervento del giornalista web Diego Romero. Il blogger ha lavorato con pazienza certosina per mettere a fuoco alcuni dei nomi che, lungi dall’aver usato criteri basati su giudizi soggettivi, ha cercato di offrire in un paesaggio di nomi del rock – ma, attenzione, anche del pop e della musica leggera poiché il termine rock in quest’opera è sentito come atteggiamento nei confronti della società – sapendo che sarebbe stato comunque manchevole. Infatti, ha dichiarato che, nell’eventuale ulteriore edizione, spera di aggiungere altri rappresentanti che hanno fatto grande e originale l’universo del rock italiano.

domenica 14 maggio 2017

Tom Waits

A proposito di Tom Waits
Il cantautore Mimmo Parisi presenta una breve presentazione di un artista di spessore. A seguire, le sue parole. «Non molti lo conoscono. Ovviamente, per chi segue gli eventi culturali  e gradisce i personaggi veri, il suo nome è più che popolare. Comunque, Tom Waits meriterebbe un posto nella memoria di ognuno. Non grande nè prestigioso. Non gli piacerebbe. Lui è un autentico conoscitore del mondo e sa che, a tirarsela, si rischia solo di annoiarsi. Meglio un profilo semplice. Le fanfaronate le lascia agli altri. Waits esprime il suo essere attraverso frasi e narrazioni come queste: “Negli anni Settanta, un’etichetta discografica a Los Angeles ha prodotto un disco dal titolo ‘Il meglio di Marcel Marceau’: Erano quaranta minuti di silenzio seguiti da un applauso e ha venduto molto bene. Quando ho ospiti in casa, mi piace metterlo. Però mi secca davvero se la gente comincia a chiacchierare’. Che dire?  Una trovata geniale e ironica.»

sabato 6 maggio 2017

Led Zeppelin

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La reunion che tanti media avevano annunciato, purtroppo e fino a che non giungano voci contrarie, è un evento destinato a restare un desiderio senza speranze. Si sta parlando del ritorno dei #Led Zeppelin. Come molti sapranno, circa un mese fa, sul sito del vocalist della band di “Stairway to Heaven”, era apparso un messaggio non molto chiaro, ma comunque, secondo alcuni, abbastanza credibile da essere inteso come annuncio della riapparizione del gruppo hard rock. O forse si dovrebbe dire del gruppo che, unitamente a pochi altri, ha inventato l’hard rock: i Led Zeppelin, insieme a Deep Purple e Black Sabbath, sono i fautori autentici di quel genere ‘nuovo’ di rock che succedeva al rock’n’roll di Elvis Presley e al beat dei Beatles, per l'appunto, l'hard rock. È sull’autorevole “Billboard” che è apparsa la smentita.

Secondo il giornale, i membri dei Led Zeppelin non hanno firmato accordi per il loro ritorno con nessuna organizzazione. Mentre le notizie precedenti parlavano, con una certa sicurezza, sia del compenso (un ingaggio stratosferico di ben 160 milioni di dollari per tornare insieme), sia del luogo che li avrebbe ospitati come band leggendaria, ovvero il palco del “Desert Trip Festival”. Se non bastasse, ad avallare ancor più l’impossibilità di vedere insieme Jimmy Page, #robert plant e John Paul Jones, c’è anche un’altra notizia: l’agenzia che organizza il festival, la Aeg live, infatti ancora non si è pronunciata sul “Desert Trip Festival”, edizione 2017.

Altra voce autorevole e informata è quella di Andy Greene, reporter americano di Rolling Stone. Infatti, con un tweet ha chiarito buona parte della vicenda. Il reporter ha dichiarato di aver intervistato Robert Plant, il quale a proposito della reunion della rock band, gli avrebbe detto: “…Non succederà, né ora, né mai”.
Andy è stato anche un osservatore acuto delle manifestazioni emotive del cantante di “Whole Lotta Love” e in riferimento a quest’ultimo ha segnalato: “Ho visto vera rabbia negli occhi di Robert Plant”. Non ci vuole molto a capire, quindi, che il cantante britannico non ha una particolare voglia di esibirsi con i vecchi sodali.
A questo punto la frase che Plant ha pubblicato sul suo sito ufficiale – Any time now” – deve avere un valore diverso.

La versione più probabile è che la storica voce dei Led Zeppelin abbia scritto il messaggio indirizzandolo ai fan attuali. Nel senso di fan che seguono la sua attività di solista. Quindi, se le cose stanno così, il riferimento andrebbe al nuovo ed eventuale album che Robert starebbe preparando con i Sensational Space Shifters, la sua attuale band di collaboratori. Oppure, il messaggio potrebbe essere solo una segnalazione per un prossimo tour del cantante inglese. #Musica